La politica è per il bene comune, le
cui esigenze sono connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona
e dei suoi diritti fondamentali.
Tali esigenze comprendono, tra
l’altro, la salvaguardia dell’ambiente.
Scriveva William Faulkner: «Il
difetto di questo mondo è che non è terminato. L’opera non è completa, non al
punto che l’uomo possa metterci la firma in calce e dire: 'È terminato.
L’abbiamo creato, e funziona. Perché soltanto l’uomo può completarlo. Non Dio,
l’uomo. E’ sommo destino dell’uomo e prova della sua immortalità, che a lui
appartenga la scelta tra porre fine al mondo, cancellarlo dai lunghi annali del
tempo e dello spazio, o completarlo. Ciò non soltanto è suo diritto, ma anche
suo privilegio» (discorso che Faulkner pronuncia davanti ai diplomandi di un
college nel 1953 in William Faulkner - W.F. Scritti, Discorsi, Lettere, Il
Saggiatore, 2010, pag. 324).
La messa in pratica di politiche di
tutela dell’ambiente ha a che fare anche con la nostra responsabilità nei
confronti delle future generazioni. Anche questo aspetto qualifica il problema
in senso morale. C’è un principio nella dottrina sociale della Chiesa che si
chiama “destinazione universale dei beni” secondo il quale tutti i beni del
creato sono destinati a tutti, compresi i nostri figli e nipoti. C’è quindi un
dovere di lasciare loro in eredità un ambiente abitabile e che essi possano a
loro volta umanizzare e adoperare per il loro sviluppo.
Non dobbiamo pensare di lasciare ai
nostri figli la natura così come l’abbiamo trovata noi ma neppure dobbiamo
pensare di lasciarla completamente devastata ed inquinata in modo irrimediabile.
Si tratta di due estremi entrambi scorretti. Occorre, evidentemente, un
equilibrio.
La natura costituisce un dato e per
il credente un dono di Dio che egli può e deve responsabilmente utilizzare per
soddisfare i suoi legittimi bisogni.
L’uomo, tuttavia, deve ricordare che
la modalità con cui tratta l’ambiente riflette la modalità con cui tratta se
stesso. Per salvaguardare la natura e perseguire un sano sviluppo ancora una
volta non bisogna dimenticare che il problema decisivo è la posizione iniziale
con cui si guarda il mondo.
Osserva Benedetto XVI: «Se non si
rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il
concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni
umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di
ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. È una contraddizione
chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando
l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse»
(Benedetto XVI, Caritas in veritate).
Il privilegio di potere completare il mondo si collega inscindibilmente con il modo di concepire la
persona in se stessa e in relazione con gli altri. Quando si avvilisce la
persona anche la società e l’ambiente ne risentono inevitabilmente.
Di questo occorre sempre tenerne
conto, anche quando si deve decidere su di un depuratore.
Giorgio Razeto
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