martedì 26 ottobre 2010

Per una politica ambientale organica, a proposito dell’intervento del Presidente del consiglio comunale di Rapallo, dott. Roberto Spelta

            La politica è per il bene comune, le cui esigenze sono connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali.
            Tali esigenze comprendono, tra l’altro, la salvaguardia dell’ambiente.
            Scriveva William Faulkner: «Il difetto di questo mondo è che non è terminato. L’opera non è completa, non al punto che l’uomo possa metterci la firma in calce e dire: 'È terminato. L’abbiamo creato, e funziona. Perché soltanto l’uomo può completarlo. Non Dio, l’uomo. E’ sommo destino dell’uomo e prova della sua immortalità, che a lui appartenga la scelta tra porre fine al mondo, cancellarlo dai lunghi annali del tempo e dello spazio, o completarlo. Ciò non soltanto è suo diritto, ma anche suo privilegio» (discorso che Faulkner pronuncia davanti ai diplomandi di un college nel 1953 in William Faulkner - W.F. Scritti, Discorsi, Lettere, Il Saggiatore, 2010, pag. 324).
            La messa in pratica di politiche di tutela dell’ambiente ha a che fare anche con la nostra responsabilità nei confronti delle future generazioni. Anche questo aspetto qualifica il problema in senso morale. C’è un principio nella dottrina sociale della Chiesa che si chiama “destinazione universale dei beni” secondo il quale tutti i beni del creato sono destinati a tutti, compresi i nostri figli e nipoti. C’è quindi un dovere di lasciare loro in eredità un ambiente abitabile e che essi possano a loro volta umanizzare e adoperare per il loro sviluppo.
            Non dobbiamo pensare di lasciare ai nostri figli la natura così come l’abbiamo trovata noi ma neppure dobbiamo pensare di lasciarla completamente devastata ed inquinata in modo irrimediabile. Si tratta di due estremi entrambi scorretti. Occorre, evidentemente, un equilibrio.
            La natura costituisce un dato e per il credente un dono di Dio che egli può e deve responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni.
            L’uomo, tuttavia, deve ricordare che la modalità con cui tratta l’ambiente riflette la modalità con cui tratta se stesso. Per salvaguardare la natura e perseguire un sano sviluppo ancora una volta non bisogna dimenticare che il problema decisivo è la posizione iniziale con cui si guarda il mondo.
            Osserva Benedetto XVI: «Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell'ambiente naturale, quando l'educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse» (Benedetto XVI, Caritas in veritate).
            Il privilegio di potere completare il mondo si collega inscindibilmente con il modo di concepire la persona in se stessa e in relazione con gli altri. Quando si avvilisce la persona anche la società e l’ambiente ne risentono inevitabilmente.
            Di questo occorre sempre tenerne conto, anche quando si deve decidere su di un depuratore.

Giorgio Razeto

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