giovedì 30 dicembre 2010
“Rapallo, Giorgio Bocca e il gossip” Cronache della Rapallizzazione
giovedì 16 dicembre 2010
2010: Odissea nel Natale
Non avete letto il titolo del sequel del famoso film diretto dal Stanley Kubrik , nato dalla collaborazione con lo scrittore Arthur C. Clarke, che resta tuttora il film più famoso tra le numerose produzioni cinematografiche di fantascienza. Avete letto quanto sta accadendo da tempo in giro per il mondo allo scopo di trasformare, se non eliminare, questo giorno che ricorda la nascita di Dio in mezzo agli uomini per mezzo di una donna: una nascita è un fatto concreto che tutte le donne cui è successo ricordano per la gioia e per il dolore che accompagnano questo momento, oggi come 2000 anni fa. Forse è proprio questa concretezza che infastidisce oggi chi vorrebbe far sparire il Natale.
"Cari genitori, desideriamo informarvi che, considerato l'elevato numero di bambini stranieri presenti presso la nostra struttura, quest'anno il Natale non avrà luogo. Questo, più o meno, il tenore della lettera inviata alle 175 famiglie dei bimbi che frequentano la scuola materna comunale di via Forze Armate a Milano." Lettera alla quale molti genitori si sono opposti con intelligenza accusando la scelta di ipocrisia natalizia:una delle mamme che alle tradizionali canzoni di Natale cantate dai piccini non vuole rinunciare, sottolinea che questa potrebbe essere un'ottima occasione di integrazione: "La presenza degli stranieri non è un buon motivo per non fare la festa, e Natale anzi può essere un momento di incontro per le famiglie di ogni cultura e religione".
Ma questo è solo l'ultimo in ordine di tempo di tanti episodi analoghi nei quali il Natale è diventato la festa dell'Inverno o degli Alberi...con l'obiettivo di cancellare Dio dalla vita degli uomini. Perchè mai?
martedì 14 dicembre 2010
Il tema della coscienza invocato dai nostri parlamentari per dare o non dare la fiducia al Premier
Mancano poche ore al momento finale della resa dei conti tra Fini e Berlusconi: perché di questo stiamo parlando, non di un giudizio politico. Questa la prima chiarezza! Sui giornali delle settimane scorse abbiamo letto dei diversi ed originali travagli che porteranno al parto del voto di fiducia o no di oggi. Stamane, sempre sui quotidiani, il percorso verso la decisione dei votanti era segnato da due peculiarità: il delirio più o meno manifestato e il richiamo alla coscienza. Fermiamoci su questo secondo aspetto. Molti parlamentari hanno dichiarato di volersi appellare alla propria coscienza fino a qualche minuto prima di essere chiamati ad esprimere la fiducia o la sfiducia, andando anche davanti ad uno specchio per guardarsi bene in faccia... Come se la coscienza risiedesse al di fuori di sè forse proprio nell'immagine riflessa. Cari rappresentanti del popolo perchè tali siete, vorrei dirvi che il primo segno della maturità del proprio ruolo è la consapevolezza e la coscienza del proprio essere. Ciò dipende dalla consapevolezza della propria ontologia, ovvero chi sei, da dove vieni e dove vai. Fini e Berlusconi non c'entrano! Ci mancherebbe!
La prima conseguenza è che ognuno tenderà a fare secondo quello che la propria coscienza vede. Ciò significa che il giudizio parte dalla realtà che mi circonda ovvero da che cosa e per che cosa è fatta la realtà. Allora non è un mio progetto che perseguo, ma è la mia risposta al perché in fondo vale la pena vivere.
La conseguenza più importante è la capacità di assumersi responsabilità nell'ambito della comunità. E' ricercare infine di fare il meglio per il bene di tutti.
Spero che la coscienza cui si stanno appellando i rappresentanti del popolo tenga conto di questi aspetti per esprimere finalmente un vero giudizio politico.
domenica 12 dicembre 2010
La politica come forma esigente di carità
Ieri sera a Rapallo su invito di un gruppo di amici ha colloquiato con i presenti all'Auditorium delle Clarisse, Margherita Coletta, una delle vedove di Nasiriah. E' stata una serata speciale, una di quelle serate che non dimentichi mai più, uno di quei momenti che le persone presenti riporranno nello scrigno delle parole preziose della propria vita, uno di quegli incontri che potrebbero cambiarti la vita.
Sto parlando di una donna che ha placato il rumore assordante dell'esplosivo che gli ha portato via l'amato marito Giuseppe con l'intensità delle parole di Amore che ha detto.
Ha parlato delle cose cose che sta costruendo, dei fatti che sta realizzando con una semplicità ed una profondità che ha fatto nascere in molti, certamente in me, il desiderio di imitarla o quanto meno di aiutarla. Questo il primo esito della serata con Margherita, il secondo esito che vorrei sottolineare all'interno di questa pagina dedicata alla politica è che Margherita, forse inizialmente senza capirlo, è dal 12 novembre 2003 che "collabora" con Dio, il quale ha dato potere agli uomini perché lavorino alla Sua creazione attraverso l’impegno nell’ambito dei propri talenti, della propria famiglia, della società, fino a quella «forma esigente di carità» – come la definiva Paolo VI – che è la politica.
Nella vita di Margherita non di certo la politica del palazzo, ma la politica di chi è in grado di svolgere una funzione sociale e di soddisfare dei bisogni. Ovunque essi siano. Questo modo di agire politicamente si chiama la politica della sussidiarietà, vorrei dire la sussidiarietà di Margherita, o ancora l'amore di Margherita alle persone, tutte! anche quelle che le hanno portato via Giuseppe.
sabato 4 dicembre 2010
Perché la Pubblica Amministrazione può e deve tornare a fare il suo lavoro!!!
giovedì 2 dicembre 2010
38 Milioni di Euro per il Depuratore, quanti per il quartiere di via Betti?
martedì 30 novembre 2010
Una riforma da difendere di F. Giavazzi (Corriere della Sera)
"Del valore dei laureati unico giudice è il cliente; questi sia libero di rivolgersi, se a lui così piaccia, al geometra invece che all'ingegnere, e libero di fare meno di ambedue se i loro servigi non gli paiano di valore uguale alle tariffe scritte in decreti che creano solo monopoli e privilegi". (Luigi Einaudi, La libertà della scuola, 1953).
Il ministro Gelmini non ha il coraggio di Luigi Einaudi, non ha proposto di abolire il valore legale dei titoli di studio. Né la sua legge fa cadere il vincolo che impedisce alle università di determinare liberamente le proprie rette, neppure se le maggiori entrate fossero interamente devolute al finanziamento di borse di studio, cioè ad «avvicinare i punti di partenza» (Einaudi, Lezioni di politica sociale, 1944). Né ha avuto il coraggio di separare medicina dalle altre facoltà, creando istituti simili a ciò che sono i politecnici per la facoltà di ingegneria. Perché a quella separazione si oppongono con forza i medici che grazie al loro numero oggi dominano le università e riescono a trasferire su altre facoltà i loro costi.
Ma chi, nella maggioranza o nell'opposizione, con la sola eccezione del Partito Radicale, oggi appoggerebbe queste tre proposte? La realtà è che la legge Gelmini è il meglio che oggi si possa ottenere data la cultura della nostra classe politica.
Il risultato, nonostante tutto, non è poca cosa. La legge abolisce i concorsi, prima fonte di corruzione delle nostre università. Crea una nuova figura di giovani docenti «in prova per sei anni», e confermati professori solo se in quegli anni raggiungano risultati positivi nell'insegnamento e nella ricerca. Chi grida allo scandalo sostenendo che questo significa accentuare la «precarizzazione» dell'università dimostra di non conoscere come funzionano le università nel resto del mondo. Peggio: pone una pietra tombale sul futuro di molti giovani, il cui posto potrebbe essere occupato per quarant'anni da una persona che si è dimostrata inadatta alla ricerca.
«Non si fanno le nozze con i fichi secchi», è la critica più diffusa. Nel 2007-08 il finanziamento dello Stato alle università era di 7 miliardi l'anno. Il ministro dell'Economia lo aveva ridotto, per il 2011, di un miliardo. Poi, di fronte alla mobilitazione di studenti, ricercatori, opinione pubblica e alle proteste del ministro Gelmini, Tremonti ha dovuto fare un passo indietro: i fondi sono 7,2 miliardi nel 2010, 6,9 nel 2011, gli stessi di tre anni fa. «La legge tradisce i giovani che oggi lavorano nell'università, non dando loro alcuna prospettiva». Purtroppo ne dà fin troppe. Per ogni dieci nuovi posti che si apriranno, solo due sono riservati a giovani ricercatori che nell'università non hanno ancora avuto la fortuna di entrare: gli altri sono destinati a promozioni di chi già c'è.
La legge innova la governance delle università: limita l'autoreferenzialità dei professori prevedendo la presenza di non accademici nei consigli di amministrazione (seppure il ministro non abbia avuto la forza di accentuare la «terzietà» del cda impedendo che il rettore presieda, al tempo stesso, l'ateneo e il suo cda). Per la prima volta prevede che i fondi pubblici alle università siano modulati in funzione dei risultati.
La valutazione è l'unico modo per non sprecare risorse, per consentirci di risalire nelle graduatorie mondiali e fornire agli studenti un'istruzione migliore. Per questo l'Anvur, l'Agenzia per la valutazione degli atenei, è il vero perno della riforma. Purtroppo il ministro Mussi, che nel precedente governo la creò, ne scrisse un regolamento incoerente con la legge. Fu bocciato dal Consiglio di Stato e ha dovuto essere riscritto da zero con il risultato che l'Anvur parte soltanto ora.
La legge però non deve essere approvata ad ogni costo. Agli articoli ancora da discutere sono opposti (dall'opposizione, ma anche dalla Lega) emendamenti che la snaturerebbero. Uno alquanto bizzarro, dell'Udc, abroga il Comitato dei garanti per la ricerca, introdotto su richiesta del Gruppo 2003, i trenta ricercatori italiani i cui lavori hanno ottenuto il maggior numero di citazioni al mondo. La scorsa settimana Fli ha proposto che i 18 milioni che la legge finanziaria destina ad aumenti di stipendio per chi nell'università già c'è non siano riservati ai giovani, ma estesi a tutti. Così quei 18 milioni si sarebbero tradotti in venti euro al mese in più per tutti, anziché quaranta al mese per i giovani. Fortunatamente quell'emendamento non è passato. Ma altri sono in agguato, tra cui alcuni che introducono ope legis di vario tipo. Se passassero, meglio ritirare la legge.
Il Pd ha annunciato che voterà contro. Davvero Bersani pensa che se vincesse le elezioni riuscirebbe a far approvare una legge migliore? Migliore forse per chi nell'università ha avuto la fortuna di riuscire a entrare. Dubito per chi ne è fuori nonostante spesso nella ricerca abbia ottenuto risultati più significativi di chi è dentro.
venerdì 26 novembre 2010
Lo strano rapporto tra la Merkel e l’Europa
Buttati giù, ti prendo io, dice il padre alla bambina affacciata al balcone, impara a fidarti. La bambina esita, ha paura, ma il sorriso del genitore la convince. Chiude gli occhi e si butta, ma il padre si tira indietro. Impara in realtà a non fidarti mai di nessuno, le grida mentre si rialza dolorante e ferita nell’anima ancora più che nel corpo. Odiami pure, se vuoi, un giorno mi ringrazierai.Negli Stati Uniti, dove i genitori deboli mandano i figli in vacanza nei boot camps perché imparino la disciplina, il dibattito sul tough love, l’amore duro, è vivace e continuo. Ci sono studi che dimostrano che i figli tirati su con regole dure diventano adulti sicuri di sé e in buoni rapporti con il mondo e ci sono studi che dimostrano il contrario, ovvero che l’educazione autoritaria risulta in frustrazione, aggressività e risentimento.Sul confine sottile tra l’amore duro costruttivo e quello distruttivo si muove Angela Merkel con i deboli dell’Europa. La sua voglia di impartire severe lezioni alle cicale lazzarone che hanno sfruttato l’euro per indebitarsi a tassi bassi e gozzovigliare, alle banche che fanno i soldi sui titoli dei lazzaroni contando su un rimborso alla pari e adesso perfino alle vedove e agli orfani che dal 2013 (o dal 2011 secondo una bozza fatta circolare ad arte) dovranno venire anch’essi puniti per avere finanziato i loro governi viene giustificata con la necessità di salvare l’euro e l’Europa.Più la Merkel alza il tiro, più la speculazione attacca l’euro e i debitori deboli. Più danni fa la speculazione, più la Merkel ribadisce con toni profetici la necessità di imbavagliare gli Spekulanten, che a loro volta brindano ogni volta che la Merkel apre bocca e riprendono i loro attacchi.
Come si vede non è chiaro se siano speculatori i compratori e detentori di titoli pubblici o, al contrario, se lo siano quelli che li vendono allo scoperto. Viene da pensare che la Merkel, cresciuta nella Ddr, non abbia ben chiaro come funzionano il capitalismo e i mercati.Die Partei hat immer Recht (il partito ha sempre ragione) era l’inno della Sed di Ulbricht e Honecker e sembra quasi di sentirne le note sullo sfondo quando la Merkel, che da giovane l’avrà cantato mille volte, grida che i politici prevarranno a tutti i costi sui mercati. E’ facile, per occhi e orecchie anglosassoni, scambiarla per un dinosauro scampato miracolosamente all’estinzione.Non è così. La Merkel è una donna di grande intelligenza e di eccezionale abilità politica. Ha puntualmente schiacciato e messo da parte tutti quelli che l’avevano sottovalutata e anche colui che l’aveva scoperta e valorizzata, Helmut Kohl. In quello che sta facendo c’è una logica di interesse nazionale e, ancora di più, di sopravvivenza politica personale.La logica di interesse nazionale è sempre quella. La Germania, direbbero gli inglesi, vuole riuscire contemporaneamente a mangiare il dolce e a conservarlo. Vuole un’Europa a sua immagine e che costi poco. Accetta volentieri un euro forte quando le sue esportazioni vanno bene, ma non esita a volerlo debole quando la sua industria ristagna. Ritiene antropologicamente irrecuperabili alla virtù i paesi mediterranei ma ha fiducia nella propria capacità di contenerne le pulsioni verso il vizio.La Merkel non ha nessuna intenzione di abbandonare il progetto europeo e l’euro. Non intende espellere nessuno. Se succedesse lo considererebbe una sconfitta. E’ disponibile al salvataggio dei paesi in difficoltà, ma a condizione che si sottopongano a penitenze molto dure. E’ significativo che l’Uomo Nero dei paesi in crisi, il Fondo Monetario, si sia prodigato per attenuare i tagli richiesti dalla Merkel all’Irlanda.Rimaniamo convinti del fatto che l’euro vivrà finche lo vorrà la Germania e finirà quando la Germania non lo vorrà più. Al momento non ci sono forze politiche tedesche che reclamino il ripristino del marco. Uno spazio politico potenzialmente significativo, quello dell’antieuropeismo, continua a essere lasciato vuoto. Gli strateghi della Cdu sono attentissimi a evitare la nascita di movimenti di questo tipo. Il tentativo di Sarrazin di costituire una forza alla destra della Cdu che non sia nostalgica del nazionalsocialismo non sta dando i frutti sperati anche perché la Merkel copre contemporaneamente lo spazio dell’europeismo e della critica non distruttiva all’Europa. Se non lo facesse, allora sì che sarebbero guai seri per il progetto europeo.
Gli altri partiti attaccano la Merkel non in quanto troppo filoeuropea ma per il motivo opposto. Sigmar Gabriel, leader della Spd, dichiara che i paesi che hanno tratto i maggiori benefici dall’euro, come la Germania, devono impegnarsi di più a favore dei paesi europei più poveri. La Linke ha una posizione analoga. Lo stesso i Verdi, un partito di sinistra ormai molto moderata che ha raggiunto le dimensioni della Spd (la Germania non è più, neanche lontanamente, un paese politicamente bipolare).La Merkel è in fortissimo recupero di consenso. Tre settimane fa il distacco nei confronti dell’opposizione era di 15 punti e sembrava irrecuperabile, oggi è di 5. I tedeschi si sentono meglio, lo dicono i sondaggi Ifo tra le imprese e lo conferma l’aumento dei consumi. Il dissenso non si orienta verso la sinistra classista ma verso i Verdi, che infatti la Merkel attacca tutti i giorni. Il recupero è sicuramente dovuto anche all’atteggiamento verso l’Europa. E’ impossibile pensare che su questo tema cambi registro.Detto questo, la Merkel vuole davvero ristrutturare i debiti pubblici di mezza Europa?Il progetto tedesco non è ancora ufficiale, ma ci si può fare un’idea andando sul sito del centro studi Bruegel e leggendo il documento sulla pagina iniziale dedicato alla ristrutturazione del debito europeo. Tra gli autori c’è Anne Krueger, che tra il 2003 e il 2004, quando era numero due del Fondo Monetario, si dedicò al progetto di coinvolgere i privati nei salvataggi, realizzato poi in pochissimi casi e silenziosamente abbandonato.Il progetto Bruegel prevede chiaramente un abbattimento del net present value del debito dei privati. In altre parole, oltre al prolungamento forzato della vita del titolo, è previsto un tasso molto più basso di quello originario se non un taglio del valore nominale.E’ interessante confrontare questo documento con quello pubblicato in settembre dal Fondo Monetario. Il titolo dello studio non potrebbe essere più chiaro (Il default nelle economie avanzate di oggi. Non necessario, non desiderabile, non probabile. A cura di C. Cottarelli et al.).Cottarelli confuta una per una tutte le ragioni che vengono solitamente avanzate per un default. Mostra in particolare come il livello dei tassi d’interesse conti molto meno dell’avanzo o disavanzo primario (quello al netto degli interessi). L’Italia, per inciso, ha quest’anno un disavanzo primario dello 0.8 per cento, contro il 6 della Francia, il 4 dell’Olanda e il 9 di Grecia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.Anche se i tassi salgono bruscamente, sostiene lo studio, il loro effetto sull’intero stock di debito si manifesta lentamente, dando il tempo al paese colpito di aggiustare i conti. L’Italia è tra i paesi che devono lavorare di meno per raggiungere il livello di avanzo primario che consentirebbe di stabilizzare il rapporto debito-Pil (lavorare di meno non vuol dire non lavorare affatto).Con i mercati in fibrillazione per lo spread tra Spagna e Germania salito a 240 punti base, fa un certo effetto leggere che tra i 36 paesi emergenti che negli ultimi vent’anni hanno visto il loro spread superare i 1000 punti (finora nemmeno la Grecia è arrivata a tanto) solo 7 hanno fatto effettivamente default.Alla fine, in ogni caso, per i paesi europei la scelta sarà politica. L’idea della Merkel di assicurare il salvataggio di tutto il debito in circolazione mette in sicurezza le banche tedesche e francesi. L’idea di rendereristrutturabile tutto il debito nuovo assicura il consenso interno tedesco e mette indubbiamente sotto pressione i paesi con i conti in disordine.
Forte dei consensi crescenti, la Merkel indurisce ogni giorno la sua posizione. La ristrutturabilità a partire dal 2013 dava 30 mesi ai paesi in difficoltà, ma se si inizia da gennaio l’amore duro diventa feroce. E’ probabile, in ogni caso, che l’ipotesi del 2011 sia un espediente negoziale per portare a casa con sicurezza il 2013.Chi ha titoli lunghi di paesi sotto attacco potrebbe in teoria trovarsi in una condizione privilegiata, perché per molti anni il suo investimento sarà garantito. In un contesto in cui le regole cambiano con una frequenza crescente, tuttavia, è comprensibile che il mercato si mantenga molto prudente.La vicenda europea ha sullo sfondo un quadro macro globale articolato, ma nel complesso migliore del previsto. L’Europa va piuttosto bene. L’America va molto meglio di quanto si temesse, ma la qualità della crescita sembra deteriorarsi. Occorre prestare molta attenzione alla Cina. Le banche hanno raggiunto il tetto annuale per i nuovi prestiti e il rubinetto del credito sarà quasi chiuso fino a fine anno. Vista l’inflazione in crescita, inoltre, il rubinetto avrà erogazione ridotta nei primi mesi del 2011, anche se verrà aperto più avanti nell’anno.Il quadro rimane favorevole alle borse e all’oro. Sui cambi la politica farà da padrona tanto in Europa quanto in America. Al momento gli Stati Uniti sono nel limbo dell’interregno, in attesa del nuovo Congresso in gennaio. C’è una tregua armata tra repubblicani e democratici ed è prematuro scommettere sul suo prolungamento nell’anno nuovo.Poiché l’America non fa parlare di sé, mentre l’Europa riempie le prime pagine, è comprensibile che il dollaro, contro le nostre previsioni, si stia rafforzando. I conti dell’America sono strutturalmente peggiori dei nostri, ma in questa fase è probabilmente meglio non avere scommesse aperte contro il dollaro.Quanto ai bond, chi ha visto Kill Bill di Tarantino, una storia di feroce e meticolosa vendetta, ricorderà la scena iniziale in cui Uma Thurman apre il taccuino con i cinque nomi dei personaggi da uccidere in ordinata sequenza. Nel film li ucciderà uno dopo l’altro, con metodo e creatività, segnandoli sul taccuino come casi risolti.I mercati si sono messi in testa che le cinque vittime sono nell’ordine Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia. Jim O’Neill, pur senza sposare la tesi della mattanza, ne aggiunge una sesta, la Francia. Ogni tanto i mercati ci prendono, il più delle volte no.
giovedì 25 novembre 2010
IL POTERE DEI SENZA POTERE
Il potere moderno e totalizzante tende a ridurre gli individui ad esseri indifesi, ingranaggi senza differenze in balia del significato della pubblicità, della manipolazione attraverso la televisione e di un sistema consumistico che “demoralizza”, eliminando ogni senso della responsabilità sociale. Sono parole di Vaclav Havel.Il potere dei senza potere
Come dargli torto? Quando il nostro paese è tormentato da ogni genere di problema morale, sociale o politico: spazzatura, escort, mafia e camorra, crisi finanziarie e istituzionali, ecc. il povero cittadino annichilisce. Il senso di impotenza lo attanaglia e così nasce il disimpegno, la deresponsabilizzazione. Ma, si badi bene, questo disimpegno si può esprimere anche con sdegno, denuncia o protesta. Non viviamo nell'oppressione di un regime totalitario ma in democrazia, per cui anche il dissenso è accettabile, purché si mantenga entro limiti ben determinati. Quali? Quelli che non toccano i valori funzionali dell'ideologia dominante e, soprattutto, non producono alcun vero cambiamento.
Prendiamo, la questione di “Napoli pattumiera del Nord la camorra guadagna 20 miliardi”, espressione riportata dappertutto su giornali, internet, ecc.. dopo il monologo di Roberto Saviano a “Vieni via con me”. Il messaggio, che traggo da quanto riportato dal sito http://www.ecodallecitta.it/, può essere così sintetizzato: la Campania è in ginocchio; il sottosuolo è ridotto a fango nauseabondo e pericoloso, l'agricoltura è a picco, i frutti spuntano malati, le terre diventano infertili, aumentano malattie e tumori. I fatti sono esposti con espressioni generali e assolute e accompagnati da dati inquietanti di non immediata verificabilità. Successivamente sono indicati i responsabili: le aziende del Nord che usano la Campania come secchio dell'immondizia in accordo con la criminalità organizzata; il Governo impotente che non fa nulla. Anzi, il suo capo afferma più volte, sette, la fine dell'emergenza. Dunque è un mentitore cinico che gioca con la vita delle persone che sono considerate un nulla: “Ci levano il diritto della vita, ci tolgono l'aria, e è cos 'e niente". Temo che a forza di sentircelo dire rischiamo di diventare anche noi cose 'e niente”.
Non si tratta di nascondere i problemi, che oggettivamente ci sono, ma questo modo di affrontarli non li risolve, suscita indignazione, risentimento senza mostrare alcuna via di uscita. È un modo di guardare la realtà puramente strumentale. Così alla fine prevale il senso di impotenza, cui segue il disimpegno, perfettamente funzionale al potere.
Che cosa invece può fare rinascere la speranza e quindi a dare ragione di un impegno nella società e in politica? Occorre cercare e vivere nella verità.
Havel, nel “Il potere dei senza potere” racconta il noto episodio del verduraio che un bel giorno decide di non esporre nella vetrina del negozio che gestisce il cartello con lo slogan “Proletari di tutto il mondo unitevi!”. In questo modo, egli decide di vivere nella verità e così quest'uomo apparentemente senza potere sgretola il sistema nelle fondamenta perché la manipolazione delle intenzioni autentiche della vita è ormai impedita: l'uomo si riappropria dell'espressione del suo desiderio.
La vita nella menzogna del potere, infatti, si perpetua solo a condizione dell'universalità: ogni trasgressione, ogni tentativo di vita nella verità la nega come principio e la minaccia nella sua totalità. La vita nella verità non solo restituisce l'uomo a se stesso e gli rivela la realtà come è ma ha anche una evidente dimensione politica costituendone il fondamento.
Una fraternità tra gli uomini, la solidarietà, la ricerca del bene comune ed una soluzione umana dei problemi può compiersi in modo umano solo in questo modo.
by Giorgio Razeto
domenica 21 novembre 2010
L'opera di S.Pietro di Novella per Rapallo portata avanti da don Beppe Culoma
E' in questo perimetro, ricco di verità e carico di amore,adeguatamente attaccato alla realtà che si inserisce la costruzione dell'Oratorio Parrocchiale voluto a S.Pietro per bambini, ragazzi, giovani e adulti. Costruire un luogo di accoglienza dove si possa vivere l'esperienza di socialità che educhi al bene comune, può solo fare del bene alla città di Rapallo, oltre a rispondere al bisogno di un luogo in cui vivere buoni interessi e al desiderio di educarsi alla vita buona.
Un luogo che abbia non nelle strutture, ma in vere figure educative il riferimento forte di ogni progetto: l’oratorio non può mai diventare solo luogo: deve sempre essere e restare incontro di persone, spazio di proposta, luogo in cui le persone escono diverse da come sono entrate, perché arricchite da una proposta che le ha aiutate ad essere più ricche.
Don Culoma ha sottolineato più volte la duplice valenza della realizzazione dell'oratorio:
da una parte permette alla comunità locale di non limitare la sua vita ai momenti liturgico-sacrali e dall'altra di favorire un'integrazione delle famiglie che vi abitano. E' evidente che coloro che abitano a S.pietro sono avvantaggiati dall'avere una casa che offre opportunità d'incontro e di dialogo. Dall'altra parte è un valido sostegno a tutte le necessità della locale comunità, non ultime quelle economiche. per tutti gli amici che partecipano alla vita comunitaria è inoltre la possibilità di un punto di riferimento, di aiuto e di educazione alla comunione.
Per questi motivi guardiamo al costruendo Oratorio di San Pietro con "curiosità ", per la proposta che l'opera sarà in grado di portare alla comunità di Rapallo e "desiderio" che tale opera possa diventare occasione di approfondimento di una esperienza di fede personale e comunitaria e testimonianza della concretezza della chiesa oggi.
Ci permettiamo di segnalare che chiunque fosse interessato a conoscere meglio i dettagli dell'opera e volesse sostenerla concretamente anche con iniziative per raccogliere fondi da destinare al completamento della costruzione, può contattare direttamente don Culoma sia in parrocchia che su Facebook al seguente indirizzo: (don Beppe Culoma) http://www.facebook.com/profile.php?id=100001756367760&ref=ts
venerdì 19 novembre 2010
tutte le scuole sono pubbliche!
TUTTE LE SCUOLE sono pubbliche, alcune statali, alcune comunali, altre paritarie (gestite da privati ma sempre seguendo IL PROGRAMMA DEL MINISTERO DELLA P.I.).Chiamasi pubblico ogni bene materiale o immateriale accessibile a tutte le persone. I bar sono locali pubblici, come teatri e cinema (ma gestiti da privati) Il trasporto si chiama 'pubblico' anche se ora è gestito da privati. Le banche sono luoghi pubblici (e non appartengono certo allo Stato!)Detto questo:
Allo Stato un alunno di scuola per l’infanzia costa 6.116 euro, un alunno di scuola primaria 7.366, uno studente della secondaria di primo grado 7.688, uno studente della secondaria di secondo grado 8.108. E' interessante confrontare queste cifre con quanto lo Stato spende per gli studenti che frequentano le scuole PARITARIE, le quali fanno parte, per legge dello Stato, del sistema nazionale di istruzione. Questi sono i numeri: scuola dell’infanzia 584 euro, scuola primaria 866 euro, scuola secondaria di primo grado 106 euro, scuola secondaria di secondo grado 51 euro. Allora, quanto risparmia lo Stato per il milione di studenti che non frequenta le statali? Quanto dovrebbe spendere in più se tutte queste scuole dovessero chiudere e gli studenti passassero alle statali? Risposta: più di seimila milioni di euro. Ci sono famiglie che pur di scegliere la scuola che ritengono più educativa per i propri figli (i genitori sono LIBERI di scegliere l'educazione dei figli COME negli altri Paesi europei!) rinunciano a cose di cui altri ritengono di non poter fare a meno. Ci sono famiglie che mettono i figli alla ‘privata’ perché offre di più:ad esempio mettono i figli alle medie private perché lì mangiano e fanno i compiti e sono al sicuro fino alle 17,30. Ma la scuola aiuta le famiglie chiedendo solo una quota-mensa. La differenza viene prelevata dal fondo costituito con le rette INTERE dei genitori più abbienti. Tanto è pubblica quella scuola paritaria che ospita alunni musulmani e alunni non battezzati (nessuno chiede nulla!)
venerdì 12 novembre 2010
Una Rapallo a misura d'uomo, un metodo ed un obiettivo
D: Sono premesse preelettorali o veri impegni?
R: A questo proposito evidenzio la necessità di valorizzare e rafforzare tale operazione che consentirà di rispondere in contemporanea, con unica grande azione, a due problematiche storiche e vitali per la nostra città, aprendo una prospettiva ed un impegno politico irrinunciabile anche per le prossime amministrazioni che si avvicenderanno.
domenica 31 ottobre 2010
perché ci interessa la politica
Ogni circostanza è una provocazione che ci spinge a considerare ciò che abbiamo di più caro nella nostra vita. A motivo di questo, tutto ci interessa!Quindi anche la politica, che è lo strumento di cui gli uomini dispongono per perseguire il bene comune, il bene per tutti.Chiediamo che questo desiderio del bene comune si riaccenda in tutti noi, che siamo sempre più preda dell’individualismo. E poi lavoriamo per costruire rapporti con le persone (politici e non) che hanno questo stesso orizzonte, che siano persone desiderose di servire un popolo e non i propri interessi.La prima vittoria è che si desti in noi un’inquietudine – non stare tranquilli – non suscitata dalla rabbia o per il malessere dovuto alla mancanza di una classe politica adeguata, ma dal desiderio che gli uomini possano incontrare un’esperienza di bene. Che questo desiderio metta al lavoro ognuno di noi personalmente, senza delegare ad altri, ma costruendo dovunque un pezzo di mondo nuovo. Solo per questo ci interessa la politica! Ma è davvero “solo”?
martedì 26 ottobre 2010
Per una politica ambientale organica, a proposito dell’intervento del Presidente del consiglio comunale di Rapallo, dott. Roberto Spelta
lunedì 25 ottobre 2010
Obiezione di coscienza, libertà di autodeterminazione e aborto
A livello europeo, ricordiamo la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 1950) e la Carta fondamentale dei diritti dell'unione europea (proclamata una prima volta il 7 dicembre 2000 a Nizza e una seconda volta, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo.