giovedì 16 dicembre 2010

2010: Odissea nel Natale

Non avete letto il titolo del sequel del famoso film diretto dal Stanley Kubrik , nato dalla collaborazione con lo scrittore Arthur C. Clarke, che resta tuttora il film più famoso tra le numerose produzioni cinematografiche di fantascienza. Avete letto quanto sta accadendo da tempo in giro per il mondo allo scopo di trasformare, se non eliminare, questo giorno che ricorda la nascita di Dio in mezzo agli uomini per mezzo di una donna: una nascita è un fatto concreto che tutte le donne cui è successo ricordano per la gioia e per il dolore che accompagnano questo momento, oggi come 2000 anni fa. Forse è proprio questa concretezza che infastidisce oggi chi vorrebbe far sparire il Natale.

Una riflessione: è strano che nella società odierna la parola nascita venga ormai associata solo alla parola salute anziché alla parola esperienza e quindi al valore di avere vicino chi, in quella esperienza, c’è già stata e ti sa accompagnare per arrivare invece all'anestetizzare questo momento. Allora come si ha la tendenza di "narcotizzare" il dolore che accompagna una nascita , altrettanto viene fatto con il Natale inteso come venuta di Dio in mezzo agli uomini. Un fatto come tutti i fatti a sua volta certo, concreto e reale, non un ideologia, una concezione di vita e del mondo, una filosofia o una teoria, solo un fatto, anzi il Fatto. L'ultimo attacco al natale si è verificato naturalmente in Italia:

"Cari genitori, desideriamo informarvi che, considerato l'elevato numero di bambini stranieri presenti presso la nostra struttura, quest'anno il Natale non avrà luogo. Questo, più o meno, il tenore della lettera inviata alle 175 famiglie dei bimbi che frequentano la scuola materna comunale di via Forze Armate a Milano." Lettera alla quale molti genitori si sono opposti con intelligenza accusando la scelta di ipocrisia natalizia:una delle mamme che alle tradizionali canzoni di Natale cantate dai piccini non vuole rinunciare, sottolinea che questa potrebbe essere un'ottima occasione di integrazione: "La presenza degli stranieri non è un buon motivo per non fare la festa, e Natale anzi può essere un momento di incontro per le famiglie di ogni cultura e religione".

Ma questo è solo l'ultimo in ordine di tempo di tanti episodi analoghi nei quali il Natale è diventato la festa dell'Inverno o degli Alberi...con l'obiettivo di cancellare Dio dalla vita degli uomini. Perchè mai?

martedì 14 dicembre 2010

Il tema della coscienza invocato dai nostri parlamentari per dare o non dare la fiducia al Premier

Le tue modifiche sono state salvate.

Mancano poche ore al momento finale della resa dei conti tra Fini e Berlusconi: perché di questo stiamo parlando, non di un giudizio politico. Questa la prima chiarezza! Sui giornali delle settimane scorse abbiamo letto dei diversi ed originali travagli che porteranno al parto del voto di fiducia o no di oggi. Stamane, sempre sui quotidiani, il percorso verso la decisione dei votanti era segnato da due peculiarità: il delirio più o meno manifestato e il richiamo alla coscienza. Fermiamoci su questo secondo aspetto. Molti parlamentari hanno dichiarato di volersi appellare alla propria coscienza fino a qualche minuto prima di essere chiamati ad esprimere la fiducia o la sfiducia, andando anche davanti ad uno specchio per guardarsi bene in faccia... Come se la coscienza risiedesse al di fuori di sè forse proprio nell'immagine riflessa. Cari rappresentanti del popolo perchè tali siete, vorrei dirvi che il primo segno della maturità del proprio ruolo è la consapevolezza e la coscienza del proprio essere. Ciò dipende dalla consapevolezza della propria ontologia, ovvero chi sei, da dove vieni e dove vai. Fini e Berlusconi non c'entrano! Ci mancherebbe!

La prima conseguenza è che ognuno tenderà a fare secondo quello che la propria coscienza vede. Ciò significa che il giudizio parte dalla realtà che mi circonda ovvero da che cosa e per che cosa è fatta la realtà. Allora non è un mio progetto che perseguo, ma è la mia risposta al perché in fondo vale la pena vivere.

La conseguenza più importante è la capacità di assumersi responsabilità nell'ambito della comunità. E' ricercare infine di fare il meglio per il bene di tutti.

Spero che la coscienza cui si stanno appellando i rappresentanti del popolo tenga conto di questi aspetti per esprimere finalmente un vero giudizio politico.

domenica 12 dicembre 2010

La politica come forma esigente di carità

Ieri sera a Rapallo su invito di un gruppo di amici ha colloquiato con i presenti all'Auditorium delle Clarisse, Margherita Coletta, una delle vedove di Nasiriah. E' stata una serata speciale, una di quelle serate che non dimentichi mai più, uno di quei momenti che le persone presenti riporranno nello scrigno delle parole preziose della propria vita, uno di quegli incontri che potrebbero cambiarti la vita.

Sto parlando di una donna che ha placato il rumore assordante dell'esplosivo che gli ha portato via l'amato marito Giuseppe con l'intensità delle parole di Amore che ha detto.

Ha parlato delle cose cose che sta costruendo, dei fatti che sta realizzando con una semplicità ed una profondità che ha fatto nascere in molti, certamente in me, il desiderio di imitarla o quanto meno di aiutarla. Questo il primo esito della serata con Margherita, il secondo esito che vorrei sottolineare all'interno di questa pagina dedicata alla politica è che Margherita, forse inizialmente senza capirlo, è dal 12 novembre 2003 che "collabora" con Dio, il quale ha dato potere agli uomini perché lavorino alla Sua creazione attraverso l’impegno nell’ambito dei propri talenti, della propria famiglia, della società, fino a quella «forma esigente di carità» – come la definiva Paolo VI – che è la politica.

Nella vita di Margherita non di certo la politica del palazzo, ma la politica di chi è in grado di svolgere una funzione sociale e di soddisfare dei bisogni. Ovunque essi siano. Questo modo di agire politicamente si chiama la politica della sussidiarietà, vorrei dire la sussidiarietà di Margherita, o ancora l'amore di Margherita alle persone, tutte! anche quelle che le hanno portato via Giuseppe.