Subito una premessa:
Il fenomeno “rapallizzazione” è tuttora presente nella memoria delle persone…il giornale La Stampa del 24 agosto 2010 vi ha dedicato un’intera pagina con il seguente titolo: “1960-2010 Cinquant’anni di vacanza, il gioiello che resiste al cemento”; ancora, nel mese di novembre 2010 a Rapallo si è svolto un workshop proprio sul tema della “rapallizzazione” dal quale è emersa la tendenza ad eliminare l’accezione negativa al neologismo.
Si è tentato di cancellare il ricordo negativo con la semplice considerazione che “anche la scoperta del petrolio ha prodotto effetti contrastanti tra loro…!”. Ma non è tutto così semplice e vedremo perché, in questo viaggio con tre tappe di storia e riflessione che stiamo per iniziare.
La prima parte di questo percorso nasce, possiamo dire, casualmente, le altre due di conseguenza:
Prima tappa:
Accadde che dallo sfondo di una lite di famiglia e dalle osservazioni superficiali di un giudice, il boom edilizio passasse da fatto censurabile a vero e proprio scandalo. Ecco in breve il fatto: nell’anteguerra venne chiesta all’autorità comunale di Rapallo l’autorizzazione all’innalzamento di un piano per un edificio, che venne concessa. Intervenne tuttavia un dissenso nell’ambito della famiglia proprietaria dell’immobile in questione, arrivando alle vie legali come spesso capita anche nelle migliori famiglie. Bisogna dire che allora, e anche subito dopo la guerra, l’iter burocratico delle pratiche edilizie era davvero semplice: una domanda corredata da un progetto elementare, per non dire generico, e comunque senza troppi particolari. Evidentemente la cosa risultò assai ingarbugliata, e il giudice in questione ebbe a rilevare una certa carenza tra i documenti che costituivano la pratica definendola impropriamente “disordine amministrativo”. Per chi volle mettere questo giudizio sul piano della politica l’occasione fu veramente ghiotta, benché il giudice precisasse a posteriori che per disordine amministrativo intendesse dire carenza delle carte e non già mancanze nel comportamento dell’amministrazione comunale. I legali delle parti in contesa fecero botta e risposta anche a mezzo di manifesti affissi in città, arrivando addirittura a essere ascoltati in consiglio comunale e alimentando così lo scandalo. Si aprì così la strada verso la Rapallizzazione speculando sulla debolezza del giudizio dato dal magistrato.
Seconda tappa:
Nel Dopoguerra, quando iniziò la ripresa delle attività economiche e quindi della vita turistica, i rotocalchi settimanali e i giornali quotidiani erano soliti mandare, soprattutto durante la stagione estiva, i loro inviati nei centri di vacanza in cerca di quello che oggi noi chiamiamo “gossip” che allora era materiale per i così detti “articoli di colore”. Gli enti locali, specialmente le aziende autonome di soggiorno, gradivano molto la visita di questi inviati, ai quali riservavano generosa accoglienza e calorosa ospitalità.
Avvenne dunque che oltre cinquant’anni fa scese a Rapallo in tale veste niente po’ po’ di meno che Giorgio Bocca per conto de “Il Giorno”. Egli arrivò presso l’ente dove ben si sapeva (o si sarebbe dovuto sapere) tutto della vita turistica rapallese, della quantità, risultante dalle statistiche in loro possesso, della qualità e della provenienza, rilevabile allora tramite gli hotel, degli ospiti più importanti (i quali naturalmente si erano raccomandati del massimo riserbo…).
Quella volta l’articolo di Giorgio Bocca non si soffermò, come facevano tutti i suoi colleghi, sul “gossip rapallese”, in quanto le persone da lui intervistate, pare proprio addetti alla stessa azienda autonoma turistica di soggiorno, offrirono al pepato taccuino del giornalista le statistiche del cosiddetto boom edilizio condito dalla loro dichiarata antipatia verso gli stessi imprenditori edili.
Il sentimento di odio contro la spregiudicata attività dei costruttori nasceva dal rimpianto verso l’antico borgo di pescatori: come i cacciabombardieri della Luftwaffe avevano operato la distruzione della città industriale inglese di Coventry ,per la quale Mussolini aveva coniato il verbo “coventrizzare”, così gli imprenditori avevano cancellato l’antica Rapallo per dare il via a una smodata costruzione edilizia, per la quale Bocca coniò il termine di “rapallizzazione”. Si traeva così il parallelo tra due effetti negativi dell’agire umano: coventrizzare come rapallizzare.
Terza tappa:
Anche in questa vicenda il virus della faziosità italiana dilagò: chi sosteneva che l’edilizia portasse lavoro e chi sosteneva che guastasse l’equilibrio del centro urbano e il paesaggio.
Nel mezzo stavano i moderati: si può costruire, ma si badi ad un’urbanistica non caotica e possibilmente senza eccessi, nel rispetto di regole chiare e certe che non concedano deroghe che invece, negli anni ’70 e ’80, divennero una prassi costante.
Dimostrazione di ciò furono le migliaia di sanatorie e condoni concesse dalle varie amministrazioni succedutesi. Peraltro gli amministratori civici si giustificavano dicendo che le norme edilizie esistenti risalivano ancora all’anno 1938 e non erano sufficienti a poter frenare l’ansia della volumetria, l’espandersi del cemento, lo scempio estetico.
Tutto ciò venne acuito dalla fretta e dall’ansia del guadagno cui nessuno seppe sottrarsi, nemmeno quegli impresari che riuscirono a lavorare con buongusto e buonsenso.
Le agenzie immobiliari addirittura vendevano per telefono sulla carta, offrendo affari irrinunciabili ai nuovi ricchi del nord Italia.
Secondo una balla metropolitana di quell’epoca, qualche imprenditore era solito affermare che, venduti i primi due piani dell’immobile in costruzione, (cinque piani più l’attico che spesso e volentieri si celava sotto l’eufemistica definizione di “piano arretrato”) entrasse già in guadagno.
Aggiungiamo che, qualora si ritenesse di opporre qualche diniego, l’amministrazione comunale veniva a trovarsi puntualmente soccombente di fronte ai ricorsi che allora venivano pronunciati nelle sedi romane (Direzione Generale Urbanistica – Ministero dei Lavori Pubblici – Consiglio di Stato); forse oggi, davanti a giudici in sede locale, quale il TAR, che possono a venire a conoscenza delle situazione e dei fatti de visu, l’amministrazione comunale avrebbe forse ottenuto qualche risultato in più.
La realtà di allora diceva che gli strumenti di difesa erano veramente deboli. Purtroppo!
Dobbiamo constatare anche che il comune di Rapallo si era dotato sollecitamente di un piano regolatore e di un nuovo regolamento edilizio entrati in vigore nel 1958 (qualche nome: il concorso per il PRG era stato indetto dall’amministrazione Grasso, mentre le norme esecutive del piano furono redatte dalla successiva amministrazione Turpini del ’56-’61).
Sta di fatto che il maggior volume di quello che è stato definito incremento edilizio fu realizzato successivamente agli anni ’60.
Il fatto negativo era quindi la mancanza di una cultura urbanistica, peraltro non solo a Rapallo, ma anche in altri centri della riviera ligure, con la differenza che questi non conobbero Giorgio Bocca oppure, se ci stessimo sbagliando, certamente lo ricevettero in modo più accorto facendo in modo che a rispondere alle sue domande non fossero persone mosse dall’invidia nei confronti dei guadagni degli “speculatori” edilizi.
Si assistette quindi ad un’impari lotta: da una parte l’esercito forte ed agguerrito degli imprenditori, delle classi lavoratrici, degli operatori del cosiddetto indotto, dei proprietari terrieri che avevano scoperto l’allettante strada del facile guadagno; dall’altra parte una classe politico-amministrativa, priva – per così dire- di addestramento e di consapevolezza, che dovette affrontare situazioni e compiti superiori ai propri mezzi.
Epilogo:
I tempi di oggi ci insegnano con cadenza pressoché quotidiana che ogni occasione è buona per attaccare l’avversario, il concorrente o anche l’amico. Fu così che prima il diverbio familiare, poi l’articolo di Bocca, anche se nulla avessero a che fare con l’edilizia in divenire, furono buona occasione per accendere la miccia che trovò una prima esplosione nella pubblicazione del libro bianco “Per una Rapallo degli anni ‘70”, sottoscritto da una decina di attivisti politici locali, alcuni sulla breccia da molti anni, altri emergenti. In esso erano contenute dure critiche all’amministrazione comunale, principalmente rivolte al sindaco di allora; queste stesse critiche, insieme ai riflessi della lite familiare cui abbiamo accennato, fecero sì che venisse istituita una commissione d’indagine o d’inchiesta sull’attività edilizia del comune di Rapallo.
L’attività venne così a subire una decisa frenata, mentre gli uffici tecnico-urbanistici risultarono pressoché blindati. La commissione risultò formata da rappresentati del consiglio comunale e da importanti professionisti con qualche nuance partitico-politica; il lavoro della commissione durò mesi, senza che potesse però essere accertato alcunché di gravemente illecito. Ma in consiglio comunale si poté giungere ad un’espressione di sfiducia verso la giunta (vero obbiettivo), proprio perché alla maggioranza vennero a mancare i voti dei consiglieri sottoscrittori del libro bianco. Ci fermiamo qui.
Riflessioni finali:
Abbiamo ormai certamente appurato e compreso che le diverse amministrazioni, dal 1951 in poi fino allo stop imposto dalla commissione d’inchiesta, hanno dovuto subire la Rapallizzazione più che esserne i fautori ed attori, per il semplice fatto che le stesse erano pressoché prive di normative atte a regolamentare l’urbanizzazione; inoltre la famosa commissione d’inchiesta non ha potuto appurare né stigmatizzare né far condannare atti illeciti da parte degli stessi amministratori, e questo è un bene! Alcune domande tuttavia ci sorgono spontanee: ”Quale idea di Rapallo avevano gli amministratori, quali obbiettivi volevano raggiungere per il comune di Rapallo, dove volevano, inoltre, portare Rapallo nell’ambito delle più importanti località climatico-turistiche dell’intero Paese, quale importanza diedero, infine, al raggiungimento di un bene valido per tutti i cittadini di Rapallo?
Diciamo che le risposte sarebbero alquanto deficitarie per il passato, ma per il presente e per il futuro le attuali e future amministrazioni sono e saranno chiamate a compiere una sorta di riscatto dal retaggio lasciato da Giorgio Bocca! Questo passaggio può e potrà avvenire imparando ad utilizzare quella forma di amministrazione che punti sulle persone e sulla sussidiarietà ,aiutando non il potere né l'uomo egoista, ma l'uomo che cerca di soddisfare un desiderio di verità e giustizia e bellezza. Allora il problema non sarà più massimizzare a tutti i costi un consumo in termini quantitativi ma vivere in un modo equilibrato.Cioè aiutare ad avere un ideale, fare una famiglia, costruire un'impresa dove la gente possa lavorare per un lungo periodo, occuparsi degli altri. Grazie a questo nuovo atteggiamento si modificano i consumi delle persone, perché l'uomo che ha un ideale li usa in funzione di se stesso non semplicemente per avere sempre di più. Vi sembra poco?