giovedì 30 dicembre 2010

“Rapallo, Giorgio Bocca e il gossip” Cronache della Rapallizzazione


Subito una premessa:
Il fenomeno “rapallizzazione” è tuttora presente nella memoria delle persone…il giornale La Stampa del 24 agosto 2010 vi ha dedicato un’intera pagina con il seguente titolo: “1960-2010 Cinquant’anni di vacanza, il gioiello che resiste al cemento”; ancora, nel mese di novembre 2010 a Rapallo si è svolto un workshop proprio sul tema della “rapallizzazione” dal quale è emersa la tendenza ad eliminare l’accezione negativa al neologismo.
Si è tentato di cancellare il ricordo negativo con la semplice considerazione che “anche la scoperta del petrolio ha prodotto effetti contrastanti tra loro…!”. Ma non è tutto così semplice e vedremo perché, in questo viaggio con tre tappe di storia e riflessione che stiamo per iniziare.
La prima parte di questo percorso nasce, possiamo dire, casualmente, le altre due di conseguenza:

Prima tappa:
Accadde che dallo sfondo di una lite di famiglia e dalle osservazioni superficiali di un giudice, il boom edilizio passasse da fatto censurabile a vero e proprio scandalo. Ecco in breve il fatto: nell’anteguerra venne chiesta all’autorità comunale di Rapallo l’autorizzazione all’innalzamento di un piano per un edificio, che venne concessa. Intervenne tuttavia un dissenso nell’ambito della famiglia proprietaria dell’immobile in questione, arrivando alle vie legali come spesso capita anche nelle migliori famiglie. Bisogna dire che allora, e anche subito dopo la guerra, l’iter burocratico delle pratiche edilizie era davvero semplice: una domanda corredata da un progetto elementare, per non dire generico, e comunque senza troppi particolari. Evidentemente la cosa risultò assai ingarbugliata, e il giudice in questione ebbe a rilevare una certa carenza tra i documenti che costituivano la pratica definendola impropriamente “disordine amministrativo”. Per chi volle mettere questo giudizio sul piano della politica l’occasione fu veramente ghiotta, benché il giudice precisasse a posteriori che per disordine amministrativo intendesse dire carenza delle carte e non già mancanze nel comportamento dell’amministrazione comunale. I legali delle parti in contesa fecero botta e risposta anche a mezzo di manifesti affissi in città, arrivando addirittura a essere ascoltati in consiglio comunale e alimentando così lo scandalo. Si aprì così la strada verso la Rapallizzazione speculando sulla debolezza del giudizio dato dal magistrato.

Seconda tappa:
Nel Dopoguerra, quando iniziò la ripresa delle attività economiche e quindi della vita turistica, i rotocalchi settimanali e i giornali quotidiani erano soliti mandare, soprattutto durante la stagione estiva, i loro inviati nei centri di vacanza in cerca di quello che oggi noi chiamiamo “gossip” che allora era materiale per i così detti “articoli di colore”. Gli enti locali, specialmente le aziende autonome di soggiorno, gradivano molto la visita di questi inviati, ai quali riservavano generosa accoglienza e calorosa ospitalità.
Avvenne dunque che oltre cinquant’anni fa scese a Rapallo in tale veste niente po’ po’ di meno che Giorgio Bocca per conto de “Il Giorno”. Egli arrivò presso l’ente dove ben si sapeva (o si sarebbe dovuto sapere) tutto della vita turistica rapallese, della quantità, risultante dalle statistiche in loro possesso, della qualità e della provenienza, rilevabile allora tramite gli hotel, degli ospiti più importanti (i quali naturalmente si erano raccomandati del massimo riserbo…).
Quella volta l’articolo di Giorgio Bocca non si soffermò, come facevano tutti i suoi colleghi, sul “gossip rapallese”, in quanto le persone da lui intervistate, pare proprio addetti alla stessa azienda autonoma turistica di soggiorno, offrirono al pepato taccuino del giornalista le statistiche del cosiddetto boom edilizio condito dalla loro dichiarata antipatia verso gli stessi imprenditori edili.
Il sentimento di odio contro la spregiudicata attività dei costruttori nasceva dal rimpianto verso l’antico borgo di pescatori: come i cacciabombardieri della Luftwaffe avevano operato la distruzione della città industriale inglese di Coventry ,per la quale Mussolini aveva coniato il verbo “coventrizzare”, così gli imprenditori avevano cancellato l’antica Rapallo per dare il via a una smodata costruzione edilizia, per la quale Bocca coniò il termine di “rapallizzazione”. Si traeva così il parallelo tra due effetti negativi dell’agire umano: coventrizzare come rapallizzare.

Terza tappa:
Anche in questa vicenda il virus della faziosità italiana dilagò: chi sosteneva che l’edilizia portasse lavoro e chi sosteneva che guastasse l’equilibrio del centro urbano e il paesaggio.
Nel mezzo stavano i moderati: si può costruire, ma si badi ad un’urbanistica non caotica e possibilmente senza eccessi, nel rispetto di regole chiare e certe che non concedano deroghe che invece, negli anni ’70 e ’80, divennero una prassi costante.
Dimostrazione di ciò furono le migliaia di sanatorie e condoni concesse dalle varie amministrazioni succedutesi. Peraltro gli amministratori civici si giustificavano dicendo che le norme edilizie esistenti risalivano ancora all’anno 1938 e non erano sufficienti a poter frenare l’ansia della volumetria, l’espandersi del cemento, lo scempio estetico.
Tutto ciò venne acuito dalla fretta e dall’ansia del guadagno cui nessuno seppe sottrarsi, nemmeno quegli impresari che riuscirono a lavorare con buongusto e buonsenso.
Le agenzie immobiliari addirittura vendevano per telefono sulla carta, offrendo affari irrinunciabili ai nuovi ricchi del nord Italia.
Secondo una balla metropolitana di quell’epoca, qualche imprenditore era solito affermare che, venduti i primi due piani dell’immobile in costruzione, (cinque piani più l’attico che spesso e volentieri si celava sotto l’eufemistica definizione di “piano arretrato”) entrasse già in guadagno.
Aggiungiamo che, qualora si ritenesse di opporre qualche diniego, l’amministrazione comunale veniva a trovarsi puntualmente soccombente di fronte ai ricorsi che allora venivano pronunciati nelle sedi romane (Direzione Generale Urbanistica – Ministero dei Lavori Pubblici – Consiglio di Stato); forse oggi, davanti a giudici in sede locale, quale il TAR, che possono a venire a conoscenza delle situazione e dei fatti de visu, l’amministrazione comunale avrebbe forse ottenuto qualche risultato in più.
La realtà di allora diceva che gli strumenti di difesa erano veramente deboli. Purtroppo!
Dobbiamo constatare anche che il comune di Rapallo si era dotato sollecitamente di un piano regolatore e di un nuovo regolamento edilizio entrati in vigore nel 1958 (qualche nome: il concorso per il PRG era stato indetto dall’amministrazione Grasso, mentre le norme esecutive del piano furono redatte dalla successiva amministrazione Turpini del ’56-’61).
Sta di fatto che il maggior volume di quello che è stato definito incremento edilizio fu realizzato successivamente agli anni ’60.
Il fatto negativo era quindi la mancanza di una cultura urbanistica, peraltro non solo a Rapallo, ma anche in altri centri della riviera ligure, con la differenza che questi non conobbero Giorgio Bocca oppure, se ci stessimo sbagliando, certamente lo ricevettero in modo più accorto facendo in modo che a rispondere alle sue domande non fossero persone mosse dall’invidia nei confronti dei guadagni degli “speculatori” edilizi.
Si assistette quindi ad un’impari lotta: da una parte l’esercito forte ed agguerrito degli imprenditori, delle classi lavoratrici, degli operatori del cosiddetto indotto, dei proprietari terrieri che avevano scoperto l’allettante strada del facile guadagno; dall’altra parte una classe politico-amministrativa, priva – per così dire- di addestramento e di consapevolezza, che dovette affrontare situazioni e compiti superiori ai propri mezzi.

Epilogo:
I tempi di oggi ci insegnano con cadenza pressoché quotidiana che ogni occasione è buona per attaccare l’avversario, il concorrente o anche l’amico. Fu così che prima il diverbio familiare, poi l’articolo di Bocca, anche se nulla avessero a che fare con l’edilizia in divenire, furono buona occasione per accendere la miccia che trovò una prima esplosione nella pubblicazione del libro bianco “Per una Rapallo degli anni ‘70”, sottoscritto da una decina di attivisti politici locali, alcuni sulla breccia da molti anni, altri emergenti. In esso erano contenute dure critiche all’amministrazione comunale, principalmente rivolte al sindaco di allora; queste stesse critiche, insieme ai riflessi della lite familiare cui abbiamo accennato, fecero sì che venisse istituita una commissione d’indagine o d’inchiesta sull’attività edilizia del comune di Rapallo.
L’attività venne così a subire una decisa frenata, mentre gli uffici tecnico-urbanistici risultarono pressoché blindati. La commissione risultò formata da rappresentati del consiglio comunale e da importanti professionisti con qualche nuance partitico-politica; il lavoro della commissione durò mesi, senza che potesse però essere accertato alcunché di gravemente illecito. Ma in consiglio comunale si poté giungere ad un’espressione di sfiducia verso la giunta (vero obbiettivo), proprio perché alla maggioranza vennero a mancare i voti dei consiglieri sottoscrittori del libro bianco. Ci fermiamo qui.

Riflessioni finali:
Abbiamo ormai certamente appurato e compreso che le diverse amministrazioni, dal 1951 in poi fino allo stop imposto dalla commissione d’inchiesta, hanno dovuto subire la Rapallizzazione più che esserne i fautori ed attori, per il semplice fatto che le stesse erano pressoché prive di normative atte a regolamentare l’urbanizzazione; inoltre la famosa commissione d’inchiesta non ha potuto appurare né stigmatizzare né far condannare atti illeciti da parte degli stessi amministratori, e questo è un bene! Alcune domande tuttavia ci sorgono spontanee: Quale idea di Rapallo avevano gli amministratori, quali obbiettivi volevano raggiungere per il comune di Rapallo, dove volevano, inoltre, portare Rapallo nell’ambito delle più importanti località climatico-turistiche dell’intero Paese, quale importanza diedero, infine, al raggiungimento di un bene valido per tutti i cittadini di Rapallo?
Diciamo che le risposte sarebbero alquanto deficitarie per il passato, ma per il presente e per il futuro le attuali e future amministrazioni sono e saranno chiamate a compiere una sorta di riscatto dal retaggio lasciato da Giorgio Bocca! Questo passaggio può e potrà avvenire imparando ad utilizzare quella forma di amministrazione che punti sulle persone e sulla sussidiarietà ,aiutando non il potere né l'uomo egoista, ma l'uomo che cerca di soddisfare un desiderio di verità e giustizia e bellezza. Allora il problema non sarà più massimizzare a tutti i costi un consumo in termini quantitativi ma vivere in un modo equilibrato.Cioè aiutare ad avere un ideale, fare una famiglia, costruire un'impresa dove la gente possa lavorare per un lungo periodo, occuparsi degli altri. Grazie a questo nuovo atteggiamento si modificano i consumi delle persone, perché l'uomo che ha un ideale li usa in funzione di se stesso non semplicemente per avere sempre di più. Vi sembra poco?

giovedì 16 dicembre 2010

2010: Odissea nel Natale

Non avete letto il titolo del sequel del famoso film diretto dal Stanley Kubrik , nato dalla collaborazione con lo scrittore Arthur C. Clarke, che resta tuttora il film più famoso tra le numerose produzioni cinematografiche di fantascienza. Avete letto quanto sta accadendo da tempo in giro per il mondo allo scopo di trasformare, se non eliminare, questo giorno che ricorda la nascita di Dio in mezzo agli uomini per mezzo di una donna: una nascita è un fatto concreto che tutte le donne cui è successo ricordano per la gioia e per il dolore che accompagnano questo momento, oggi come 2000 anni fa. Forse è proprio questa concretezza che infastidisce oggi chi vorrebbe far sparire il Natale.

Una riflessione: è strano che nella società odierna la parola nascita venga ormai associata solo alla parola salute anziché alla parola esperienza e quindi al valore di avere vicino chi, in quella esperienza, c’è già stata e ti sa accompagnare per arrivare invece all'anestetizzare questo momento. Allora come si ha la tendenza di "narcotizzare" il dolore che accompagna una nascita , altrettanto viene fatto con il Natale inteso come venuta di Dio in mezzo agli uomini. Un fatto come tutti i fatti a sua volta certo, concreto e reale, non un ideologia, una concezione di vita e del mondo, una filosofia o una teoria, solo un fatto, anzi il Fatto. L'ultimo attacco al natale si è verificato naturalmente in Italia:

"Cari genitori, desideriamo informarvi che, considerato l'elevato numero di bambini stranieri presenti presso la nostra struttura, quest'anno il Natale non avrà luogo. Questo, più o meno, il tenore della lettera inviata alle 175 famiglie dei bimbi che frequentano la scuola materna comunale di via Forze Armate a Milano." Lettera alla quale molti genitori si sono opposti con intelligenza accusando la scelta di ipocrisia natalizia:una delle mamme che alle tradizionali canzoni di Natale cantate dai piccini non vuole rinunciare, sottolinea che questa potrebbe essere un'ottima occasione di integrazione: "La presenza degli stranieri non è un buon motivo per non fare la festa, e Natale anzi può essere un momento di incontro per le famiglie di ogni cultura e religione".

Ma questo è solo l'ultimo in ordine di tempo di tanti episodi analoghi nei quali il Natale è diventato la festa dell'Inverno o degli Alberi...con l'obiettivo di cancellare Dio dalla vita degli uomini. Perchè mai?

martedì 14 dicembre 2010

Il tema della coscienza invocato dai nostri parlamentari per dare o non dare la fiducia al Premier

Le tue modifiche sono state salvate.

Mancano poche ore al momento finale della resa dei conti tra Fini e Berlusconi: perché di questo stiamo parlando, non di un giudizio politico. Questa la prima chiarezza! Sui giornali delle settimane scorse abbiamo letto dei diversi ed originali travagli che porteranno al parto del voto di fiducia o no di oggi. Stamane, sempre sui quotidiani, il percorso verso la decisione dei votanti era segnato da due peculiarità: il delirio più o meno manifestato e il richiamo alla coscienza. Fermiamoci su questo secondo aspetto. Molti parlamentari hanno dichiarato di volersi appellare alla propria coscienza fino a qualche minuto prima di essere chiamati ad esprimere la fiducia o la sfiducia, andando anche davanti ad uno specchio per guardarsi bene in faccia... Come se la coscienza risiedesse al di fuori di sè forse proprio nell'immagine riflessa. Cari rappresentanti del popolo perchè tali siete, vorrei dirvi che il primo segno della maturità del proprio ruolo è la consapevolezza e la coscienza del proprio essere. Ciò dipende dalla consapevolezza della propria ontologia, ovvero chi sei, da dove vieni e dove vai. Fini e Berlusconi non c'entrano! Ci mancherebbe!

La prima conseguenza è che ognuno tenderà a fare secondo quello che la propria coscienza vede. Ciò significa che il giudizio parte dalla realtà che mi circonda ovvero da che cosa e per che cosa è fatta la realtà. Allora non è un mio progetto che perseguo, ma è la mia risposta al perché in fondo vale la pena vivere.

La conseguenza più importante è la capacità di assumersi responsabilità nell'ambito della comunità. E' ricercare infine di fare il meglio per il bene di tutti.

Spero che la coscienza cui si stanno appellando i rappresentanti del popolo tenga conto di questi aspetti per esprimere finalmente un vero giudizio politico.

domenica 12 dicembre 2010

La politica come forma esigente di carità

Ieri sera a Rapallo su invito di un gruppo di amici ha colloquiato con i presenti all'Auditorium delle Clarisse, Margherita Coletta, una delle vedove di Nasiriah. E' stata una serata speciale, una di quelle serate che non dimentichi mai più, uno di quei momenti che le persone presenti riporranno nello scrigno delle parole preziose della propria vita, uno di quegli incontri che potrebbero cambiarti la vita.

Sto parlando di una donna che ha placato il rumore assordante dell'esplosivo che gli ha portato via l'amato marito Giuseppe con l'intensità delle parole di Amore che ha detto.

Ha parlato delle cose cose che sta costruendo, dei fatti che sta realizzando con una semplicità ed una profondità che ha fatto nascere in molti, certamente in me, il desiderio di imitarla o quanto meno di aiutarla. Questo il primo esito della serata con Margherita, il secondo esito che vorrei sottolineare all'interno di questa pagina dedicata alla politica è che Margherita, forse inizialmente senza capirlo, è dal 12 novembre 2003 che "collabora" con Dio, il quale ha dato potere agli uomini perché lavorino alla Sua creazione attraverso l’impegno nell’ambito dei propri talenti, della propria famiglia, della società, fino a quella «forma esigente di carità» – come la definiva Paolo VI – che è la politica.

Nella vita di Margherita non di certo la politica del palazzo, ma la politica di chi è in grado di svolgere una funzione sociale e di soddisfare dei bisogni. Ovunque essi siano. Questo modo di agire politicamente si chiama la politica della sussidiarietà, vorrei dire la sussidiarietà di Margherita, o ancora l'amore di Margherita alle persone, tutte! anche quelle che le hanno portato via Giuseppe.

sabato 4 dicembre 2010

Perché la Pubblica Amministrazione può e deve tornare a fare il suo lavoro!!!

La situazione economico-finanziaria barcolla, è sotto gli occhi di tutti, ma per fortuna il tessuto italiano per il momento “regge” alla crisi, affondando la stabilità nelle sue radici e tradizioni. Per di più ci si mette una politica incapace di guardare oltre se stessa, non serve avere od organizzare posizioni più o meno di potere o di amministrazione, occorre avere uno sguardo di prospettiva rispetto alle operazioni concrete che si possono realizzare e ancor di più avere una visione di orizzonte per lo sviluppo del paese.
Questo significa investire! Non solo e non necessariamente in senso economico, soprattutto in momenti come questo in cui le risorse scarseggiano, ma occorre investire sulla capacità di ciascuno, capacità imprenditoriale che, laddove fa fatica ad emergere, occorre sostenerla!
La capacità imprenditoriale non si può dare per scontata, è importante una educazione imprenditoriale (Imprenditori non si nasce). Da questo punto di vista, in un’epoca di rivoluzioni come quella attuale, essere imprenditori non significa solo avere la propria impresa o azienda, ma significa avere una concezione della società diversa, allora anche la Pubblica Amministrazione può intervenire nella società in questa logica, tenendo sempre ben presente che le risorse, economiche e non, fanno parte del patrimonio della collettività, ma non per questo deve rinunciare a trovare soluzioni anche innovative per realizzare servizi, infrastrutture, sostenere la capacità del tessuto produttivo e valorizzare tutto ciò che dalla società emerge.
Realizzazare infrastrutture è uno dei  più importanti “compiti” che una pubblica amministrazione deve perseguire proprio per creare le condizioni logistiche e di serena vivibilità di un territorio perché il tessuto sociale possa emergere, proporre ed attuare opere a servizio degli uomini.