Il potere moderno e totalizzante tende a ridurre gli individui ad esseri indifesi, ingranaggi senza differenze in balia del significato della pubblicità, della manipolazione attraverso la televisione e di un sistema consumistico che “demoralizza”, eliminando ogni senso della responsabilità sociale. Sono parole di Vaclav Havel.Il potere dei senza potere
Come dargli torto? Quando il nostro paese è tormentato da ogni genere di problema morale, sociale o politico: spazzatura, escort, mafia e camorra, crisi finanziarie e istituzionali, ecc. il povero cittadino annichilisce. Il senso di impotenza lo attanaglia e così nasce il disimpegno, la deresponsabilizzazione. Ma, si badi bene, questo disimpegno si può esprimere anche con sdegno, denuncia o protesta. Non viviamo nell'oppressione di un regime totalitario ma in democrazia, per cui anche il dissenso è accettabile, purché si mantenga entro limiti ben determinati. Quali? Quelli che non toccano i valori funzionali dell'ideologia dominante e, soprattutto, non producono alcun vero cambiamento.
Prendiamo, la questione di “Napoli pattumiera del Nord la camorra guadagna 20 miliardi”, espressione riportata dappertutto su giornali, internet, ecc.. dopo il monologo di Roberto Saviano a “Vieni via con me”. Il messaggio, che traggo da quanto riportato dal sito http://www.ecodallecitta.it/, può essere così sintetizzato: la Campania è in ginocchio; il sottosuolo è ridotto a fango nauseabondo e pericoloso, l'agricoltura è a picco, i frutti spuntano malati, le terre diventano infertili, aumentano malattie e tumori. I fatti sono esposti con espressioni generali e assolute e accompagnati da dati inquietanti di non immediata verificabilità. Successivamente sono indicati i responsabili: le aziende del Nord che usano la Campania come secchio dell'immondizia in accordo con la criminalità organizzata; il Governo impotente che non fa nulla. Anzi, il suo capo afferma più volte, sette, la fine dell'emergenza. Dunque è un mentitore cinico che gioca con la vita delle persone che sono considerate un nulla: “Ci levano il diritto della vita, ci tolgono l'aria, e è cos 'e niente". Temo che a forza di sentircelo dire rischiamo di diventare anche noi cose 'e niente”.
Non si tratta di nascondere i problemi, che oggettivamente ci sono, ma questo modo di affrontarli non li risolve, suscita indignazione, risentimento senza mostrare alcuna via di uscita. È un modo di guardare la realtà puramente strumentale. Così alla fine prevale il senso di impotenza, cui segue il disimpegno, perfettamente funzionale al potere.
Che cosa invece può fare rinascere la speranza e quindi a dare ragione di un impegno nella società e in politica? Occorre cercare e vivere nella verità.
Havel, nel “Il potere dei senza potere” racconta il noto episodio del verduraio che un bel giorno decide di non esporre nella vetrina del negozio che gestisce il cartello con lo slogan “Proletari di tutto il mondo unitevi!”. In questo modo, egli decide di vivere nella verità e così quest'uomo apparentemente senza potere sgretola il sistema nelle fondamenta perché la manipolazione delle intenzioni autentiche della vita è ormai impedita: l'uomo si riappropria dell'espressione del suo desiderio.
La vita nella menzogna del potere, infatti, si perpetua solo a condizione dell'universalità: ogni trasgressione, ogni tentativo di vita nella verità la nega come principio e la minaccia nella sua totalità. La vita nella verità non solo restituisce l'uomo a se stesso e gli rivela la realtà come è ma ha anche una evidente dimensione politica costituendone il fondamento.
Una fraternità tra gli uomini, la solidarietà, la ricerca del bene comune ed una soluzione umana dei problemi può compiersi in modo umano solo in questo modo.
by Giorgio Razeto
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