L’affermazione che nel dopoguerra siano state decise a Rapallo due grandi opere, una da finire (l’Ospedale) e una ancora da incominciare (il depuratore) - solo due oserei dire, dato che non mi viene in mente la terza - costituisce un giudizio politico pesantissimo, espresso dell’attuale maggioranza, su tutti i governi che si sono avvicendati alla guida del Comune
Tuttavia l’intervento del Consigliere Tosi, effettuato con l’obiettivo di cavalcare la protesta e in una chiara ottica pre-elettorale un merito ce l’ha: quello di avere finalmente spinto l’Amministrazione a comunicare chiaramente a tutta la città le ragioni della scelta di Via Betti come sede del Nuovo Depuratore.
Declinare in maniera efficace le motivazioni che ispirano le scelte è la condizione per un sereno dibattito nell’interesse comune e la premessa per superare la logica del muro contro muro che si crea (a Rapallo come altrove) ogni qual volta si prova a fare qualcosa di nuovo.
In assenza di tale chiarezza la politica si riduce a incomprensibili scontri tra gruppi di potere, A Rapallo ad esempio, è chiaro che non vi sono reali divergenze ideologiche e culturali tra i protagonisti dal dopoguerra e che da allora la fanno da padrona i conflitti personali intorno ai quali si raggruppano i vari schieramenti, con il bel risultato sotto gli occhi di tutti del decadimento della città.
Tornando al depuratore di Via Betti è innegabile che essendo un opera a servizio dell’intero Comune di Rapallo costituisce una servitù per il quartiere non solo per i disagi costruttivi ma per eventuali emissioni anche semplicemente dovute a malfunzionamenti o ritardi nello smaltimento dei fanghi. Ammesso (e pure concesso) che “per ragioni economiche e logistiche”, non vi siano alternative, non è opportuno mettere nel piatto del quartiere qualche contropartita?
Pier Luigi Medone
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